lunedì, 20 aprile 2009

lettera di un editore indipendente ai librai indipendenti

lettera di un editore indipendente ai librai indipendenti

Sono entrata in una libreria cosiddetta “indipendente” del centro e ci sono stata per un pò, ho sfogliato più di qualche libro, ho letto un bel po’ di quarte di copertina, mi sono interessata ad uno o ad un altro testo.

Ma la verità è che i libri, almeno in quel momento, non mi interessavano affatto, la mia era solo finzione. Io ero lì per osservare  la gente che come me guardava, sfogliava, toccava i libri e per cercare di carpire il loro comportamento verso quegli oggetti che per noi di Scrittura & Scritture sono la nostra ragione di vita, quegli oggetti che un editore contribuisce a creare, a dare loro una forma, un colore, uno “spessore”, per poi affidarli ad un altro, fondamentale ma non ultimo, anello della “catena culturale” che provvede poi ad allinearli sugli scaffali della propria libreria, sistemarli in pile e pile, dare loro una collocazione piuttosto che un’altra, “settorializzarli” o semplicemente “classificarli”.

Ma è questo ciò  che fa un libraio? O forse questo è  solo uno dei suoi “compiti”?

Un libraio è una persona che ogni mese ha letto e valutato le schede delle prossime uscite di centinaia di titoli; che ha scelto quali libri ospitare nella sua libreria, e soprattutto in che quantità, un po’ seguendo i suoi gusti personali, un po’ quelli della sua clientela; un libraio è una persona che dà anche consigli ai potenziali lettori, ma non ripetendo le “proposte d’acquisto” che qualcun’altro fa o ha fatto prima di lui… ma…

…ma  … la realtà è  quasi sempre ben diversa…

… la realtà è fatta in maggior parte di librerie omologate, di luoghi in cui l’offerta culturale è sempre uguale, dove la quantità di libri da ospitare è decisa solo dalla metratura di spazio disponibile… per cui “sapete, la mia è una piccola libreria, non ho spazio per tutti…” però poi non si capisce come mai ci siano centinaia di copie dell’ultimo best seller di turno che arrivano fino all’ingresso del negozio e zero quantità di centinaia e centinaia di titoli che nessuno mai leggerà perché nessuno mai vi si imbatterà…

… la realtà è fatta di scaffali pieni di singole copie di titoli che quasi nessuno vedrà mai e sono lì  solo perché tanto il libraio le può rendere come e quando vuole…senza pagarci nessuna spesa: un contentino per l’editore “locale”, per l’amico scrittore, per l’agente simpatico… e poi perchè, in fondo, “non si può mai sapere… passasse uno che vuole proprio quel libro…?!”

…la realtà è fatta di librai che sempre più diffusamente organizzano nelle loro librerie dei piccoli “ghetti” (intesi come spazi di isolamento sociale culturale e politico imposto ad una minoranza) in cui sistemano degli scaffali su cui campeggia la dicitura EDITORIA LOCALE… ma che in pochi, poi, vanno a guardare perché, in fondo, che significa EDITORIA LOCALE? Libri di editori di quel luogo? o piuttosto libri su quella località? e i libri di narrativa con ambientazione regionale dove andranno cercati?… ma i libri non andrebbero “sistemati” principalmente in base ad una classificazione di genere, o in ordine alfabetico per autore, e/o per “fascia d’età” (libri per bambini/ragazzi)??

…la realtà è fatta, nella maggior parte, di librerie dalle vetrine sciatte e polverose, con libri accatastati a casaccio e senza molto gusto estetico, come se il libro non sia un “prodotto” allettante o che meriti una qualche attenzione e che, invece, se esposto in un certo modo, potrebbe avvicinare…

…la realtà è fatta di libri che pur riportando sulla copertina la scritta “romanzo” o “racconto” finiscono nel settore ESOTERISMO solo perchè “il distributore di cui si serve quella casa editrice tratta PREVALENTEMENTE quel genere”…

…la realtà è fatta di librai che se l’autore non è del luogo, o se l’ambientazione non è locale, allora non lo prendono perché “alla gente non interessa”… bè allora com’è che le librerie sono stracolme di autori stranieri o di libri ambientati nelle più svariate parti del mondo???  

…la realtà è fatta di risposte simili a ritornelli di un disco inceppato: “la gente non li vuole questi libri!”…

Sono stata molto tempo a “spiare” le persone che per tutto l’arco di tempo del mio “appostamento” sono entrate e uscite dalla libreria, quasi sempre portando via con sè qualcosa...beninteso sempre dopo essere passati per la cassa a pagare... e sono arrivata ad una felice conclusione: nella maggior parte dei casi le persone che sono entrate non cercavano nulla di particolare, erano solo spinte dal desiderio di trovare qualcosa che soddisfasse una preferenza, un gusto, un piacere, personale o di qualcun’altro, magari spinti da un istinto momentaneo o da una precisa preferenza per un genere. E allora mi sono chiesta: se il potenziale acquirente/lettore avesse trovato tra quelle pile di libri, tra quelle copertine così in bella mostra nei reparti più centrali della libreria i libri di una casa editrice piccola e (semi)sconosciuta, o di un autore esordiente (o quasi) piuttosto che quelli più reclamizzati e “urlati” dalle pagine dei principali quotidiani e settimanali, non li avrebbero forse scelti lo stesso? E per il libraio cosa sarebbe cambiato se alla cassa avesse passato un codice a barre generato con sogno e passione all’interno di una piccolissima “realtà editoriale” piuttosto che da una “industria libraria”? Perchè non ci si imbatte mai (o quasi mai) in un libraio “coraggioso” che nella parte più visibile della sua libreria metta anche una bella pila di libri di cui non ha letto da nessuna parte, di cui nessuno sa niente ma che ha consapevolmente scelto da “operatore culturale” quale è? Perchè non fare una turnazione nei libri da mettere in bella mostra, includendo fra i “mostri sacri” dell’industria libraria anche qualche piccolo editore che per un motivo qualsiasi lo ha attirato per qualcosa? Nessuno mai che voglia sovvertire o infrangere o almeno provare ad incrinare leggi non scritte (ma più pesanti e più “vincolanti” di queste ultime) che lo “vietano”?

Il coraggio dei piccoli editori (editori puri e non a pagamento) avrebbe voglia di essere condiviso, incoraggiato e sostenuto dal coraggio dei librai.

I libri sono libri, possono piacere oppure no, possono essere lasciati a metà o essere riletti, recensiti o stroncati, vincitori di premi altisonanti o solo di gradimento del pubblico, ma la scelta ultima, il vero successo lo decreterà sempre il fondamentale, e questa volta sì, ultimo, anello della catena: il lettore. Lasciamo, allora, a lui il piacere e l’onore di scegliere liberamente, offrendogli una gamma quanto più vasta possibile di sogni da compiere tra le pagine di un libro…

A noi, che operiamo alla base del “monte cultura” è affidato il compito di operare le nostre scelte solo in base ad un unico criterio: la QUALITA’ , tutto il resto è falsa demagogia. 

Questa la PROVOCAZIONE che lanciamo ai librai indipendenti dai quali ci aspettiamo e desideriamo delle risposte, dei commenti, anche mordaci se volete, ma che ci aiutino a capire cosa manca ai noi piccoli editori indipendenti per entrare nelle vostre "grazie" o come possiamo collaborare con voi affinchè anche i nostri libri possano essere ospitati sui vostri scaffali scevri da ogni pregiudizio regionale.  

Eliana Corrado

postato da ann74 alle ore 10:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: editoriale, lettera aperta ai librai indipen